Totò

Ricordando Massimo Troisi

Another Genius

Insieme a Totò, non c’è nulla che evochi l’allegria di Napoli quanto la figura di Massimo Troisi. Uno dei pochi artisti italiani apprezzati all’estero, Troisi è stato un genio assoluto della comicità e “Non ci resta che ridere” ne è l’ulteriore dimostrazione: 60 minuti che raccolgono tutti gli interventi nelle TV locali e nazionali. Interviste, presentazioni, comparsate che il grande artista napoletano riusciva sempre a trasformare in esilaranti e travolgenti gag, più alcuni filmati della sua vita privata. Uno straordinario blob che mette insieme dieci anni di improvvisazioni umoristiche, squarci sulla sua vita privata e considerazioni sulla sua carriera.

Scemo piu Scemo, To Be or Not to Be

Dimenticare, Forget Shakespeare

For a minute, per un minuto o due tre ecc………

Malafemmina

Primo Totò, Shakespeare can wait

Grande moria delle vacche

Ora Totò

Mina e Totò duetto

Willie Shakespeare still waiting

Ora Willie Nelson

The Pilgrim

Ora finalmente William Shakespeare

Stasera Shakespeare

Prima per gli Italiani

Essere o non essere, questo è il problema.
Se sia più nobile sopportare
le percosse e le ingiurie di una sorte atroce,
oppure prendere le armi contro un mare di guai
e, combattendo, annientarli.
Morire, dormire.
Niente altro.
E dire che col sonno mettiamo fine
al dolore del cuore e ai mille colpi
che la natura della carne ha ereditato
È un epilogo da desiderarsi devotamente.
Morire, dormire.
Dormire, forse sognare: ah, c’é l’ostacolo,
perchè in quel sogno di morte
il pensiero dei sogni che possano venire,
quando ci saremo staccati dal tumulto della vita,
ci rende esistanti.
Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo
le ingiurie degli oppressori, le insolenze dei superbi,
le ferite dell’amore disprezzato,
le lungaggini della legge, l’arroganza dei burocrati
e i calci che i giusti e i mansueti
ricevono dagli indegni.
Qualora si potesse far stornare il conto con un semplice pugnale,
chi vorrebbe portare dei pesi
per gemere e sudare
sotto il carico di una vita logorante
se la paura di qualche cosa dopo la morte,
il paese inesplorato dal quale nessun viandante ritorna,
non frenasse la nostra volontà,
facendoci preferire i mali che sopportiamo
ad altri che non conosciamo?
Così la coscienza ci fa tutti vili
e così il colore innato della risolutezza,
lo si rovina con una squallida gettata di pensiero
e le imprese d’alto grado e il momento,
proprio per questo, cambiano il loro corso
e perdono persino il loro nome di azioni.

Now for the English Speaking World

To be, or not to be: that is the question:

Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them? To die: to sleep;
No more; and by a sleep to say we end
The heart-ache and the thousand natural shocks
That flesh is heir to, 'tis a consummation
Devoutly to be wish'd. To die, to sleep;
To sleep: perchance to dream: ay, there's the rub;
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil,
Must give us pause: there's the respect
That makes calamity of so long life;
For who would bear the whips and scorns of time,
The oppressor's wrong, the proud man's contumely,
The pangs of despised love, the law's delay,
The insolence of office and the spurns
That patient merit of the unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscover'd country from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all;
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o'er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pith and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action. - Soft you now!
The fair Ophelia! Nymph, in thy orisons
Be all my sins remember'd.



 

 

 

 

 

 

 

 

Toto’

An Introduction – According to Sheaskpeare

Di Pier Paolo Pasolini

TRATTO DAL FILM CAPRICCIO ALL’ITALIANA…
La storia è una rivisitazione dell’Otello, recitato da un gruppo di marionette (Totò, Ninetto Davoli, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Laura Betti, Adriana Asti), che sulla scena interpretano i ruoli shakespeariani alla lettera ma che dietro le quinte si pongono delle domande sul perché fanno ciò che fanno. La rappresentazione è interrotta dal pubblico che, nel momento più drammatico, l’omicidio di Desdemona (Laura Betti) da parte di Otello (Ninetto Davoli), irrompe sulla scena e, disapprovando i comportamenti di lui e di Jago (Totò), li fa a pezzi. Lo spazzino (Domenico Modugno) getta le due marionette in una discarica, dove i due fantocci rimangono incantati a guardare le nuvole. Il cortometraggio prende il titolo proprio da questa scena finale.
Questo episodio è l’ultima pellicola cinematografica in cui appare Totò ed è l’ultimo film girato dall’artista: Capriccio all’italiana uscì nel 1968 mentre le riprese dell’episodio pasoliniano erano state effettuate tra il marzo e l’aprile dell’anno precedente.[1]
Totò, morto il 15 aprile 1967, non ebbe mai modo di vedere la pellicola.