The Pretty Things

I cinquant'anni dei Pretty Things, "gemelli" dei Rolling Stones. E come loro in tour

MUSICA

I cinquant’anni dei Pretty Things, “gemelli” dei Rolling Stones. E come loro in tour

La rock band inglese fondata da Dick Taylor, vecchio sodale di Jagger e Richards, festeggia dal vivo il compleanno (anche in Italia, dal 14 al 18 maggio). Una favola artistica: ce la raccontano Taylor e il cantante Phil May

Cinquant’anni di rhythm’n’blues. A festeggiarli in questi giorni sono i Pretty Things, una leggenda del rock britannico. Un’istituzione al pari dei Rolling Stones che il loro mezzo secolo di vita l’hanno celebrato lo scorso anno e con cui la formazione londinese ha in comune molte cose. A partire dall’albero genealogico: il fondatore dei Pretty Things, il chitarrista Dick Taylor, fu infatti il primo bassista degli Stones. Ancora prima, agli inizi degli anni Sessanta, Taylor suonava la chitarra nei Little Boy Blue & The Blue Boys, vale a dire il gruppo composto assieme a Mick Jagger alla voce e Keith Richards all’altra chitarra. Quando, con l’arrivo del biondo Brian Jones, la band cambiò nome in Rolling Stones, Taylor passò al basso: posto che conservò per alcuni mesi, prima di lasciare il gruppo per dedicarsi agli studi universitari al Sidcup Art College di Londra.

Due anni più tardi, mentre gli Stones iniziavano a collezionare i primi successi, Dick Taylor e il cantante Phil May formarono i Pretty Things. Anche loro desideravano omaggiare i maestri del R&B e del rock’n’roll americani come Bo Diddley dalla cuiPretty Thing presero ispirazione per il nome del gruppo.

Potenti e selvaggi dal vivo, i Pretty Things disseminarono il loro percorso di canzoni formidabili come Come See Me£. S. D.Get The PictureMidnight to Six Man. Mentre tra i membri della band passarono personaggi incredibili come i batteristi Viv Prince, una vera forza della natura sul palco e fuori, e il leggendario Twink, figura chiave della psichedelia inglese e membro di altre formazioni storiche come Tomorrow e Pink Fairies.
Ma la band inglese va ricordata anche per aver scritto la prima opera rock: “S. F. Sorrow”, il loro capolavoro psichedelico, arrivò nei negozi di dischi nel dicembre del 1968, cinque mesi prima del celebrato “Tommy” degli Who. Phil May ricorda: “Dopo tre anni di singoli di tre-quattro minuti sentivamo l’esigenza di evolverci musicalmente. Volevamo superare i confini e innovare. Trovammo una nuova direzione basandoci su una breve storia che avevo scritto e ispirandoci alle opere della musica classica”.
Pur con continui cambi di formazione, e pubblicando alcuni dischi anche sotto mentite spoglie (come Electric Banana), i Pretty Things hanno continuato a suonare – anche se con periodi di pausa più o meno lunghi – per tutti i decenni successivi. Ora sono pronti a festeggiare il loro cinquantennale con una serie di date che toccheranno pure l’Italia la prossima settimana: a Roma (Init, mercoledì 14 maggio), Bologna (Freak Out, 15), Colle Val d’Elsa (Sonar, 17) e Torino (Spazio 211, 18).
Dal vivo il leggendario gruppo inglese, composto oltre che da Phil May (voce) e Dick Taylor (chitarra) anche da Frank Holland (chitarra), George Perez (basso) e Jack Greenwood (batteria), passerà in rassegna i momenti migliori di una carriera straordinaria.
Dick Taylor non ha rimpianti per aver lasciato i Rolling Stones ed è anzi felice di potere suonare in piccoli club come cinquant’anni fa: “Penso che avrei detestato vivere nella gabbia dorata della fama come gli Stones. Alla fine dei nostri concerti amo potermi intrattenere con i nostri fan. Certo, un po’ di soldi in più non mi sarebbero dispiaciuti, ma sono contentissimo della mia vita”. Mezzo secolo dopo, i Pretty Things salgono ancora su un palco con la passione e l’energia degli esordi. E guardano ancora al futuro: “Con nuovi dischi, tanti concerti e la stessa voglia di divertirci di sempre”.

Source: http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/05/12/news/pretty_things-85460584/

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